francesco's profile...Le pagine della nostr...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
September 25 The notebook
Le pagine della nostra vita
Chi sono io?E come finirà, mi chiedo, questa storia? Il sole è sorto e siedo accanto al vetro della finestra appannato dal fiato di una vita scivolata via.[...]Il termostato in camera mia è regolato sul livello massimo ed ho una piccola stufa piazzata proprio alle spalle.Sibila e geme e sputa aria calda come il drago di una favola, e tuttavia il mio corpo trema di freddo, un freddo di cui non riuscirò mai a liberarmi, un freddo che ha impegnato ttant'anni per consolidarsi. [...]Per i romantici questa è una storia d'amore; i cinici la definirebbero una tragedia.Nella mia mente è un pò tutt'e due le cose, e comunque si voglia interpretarne la fine, non cambia il fato che ha convolto una grande parte della mia esistenza dterminando la via da seguire.Non rimpiango tale scelta e i luoghi dove mi ha condotto; esistono altri rimpianti, quanto basta per riempire una tenda da circo; ma la via prescelta era quella giusta, non avrei potuto accettarne una diversa.Il tempo, purtroppo, non agevola il cammino.Il sentiero si allunga davanti a me diritto come sempre, ma ingombro di massi e di terriccio franoso accumulatosi nel corso di una vita.Fino a tre anni fa potevo ignorarli ma ora mi è impossibile.Un malessere percorre rullando tutto il mio corpo, mi mancano forze e salute e trascorro i giorni come un pallone dimenticato in un canto dopo una feste: inerte, grinzoso, e senpre più sgonfio.[...]Le infermiere mi vedono e ci sorridiamo scambiandoci saluti.Sono amiche mie e parliamo spesso, ma di certo si pongono domande su di me e su ciò che sopporto volontariamente ogni giorno.Le sento sussurrare mentre passo: "eccolo che ci va ancora...speriamo che finisca bene".[...]Mi siedo e la fisso per un secondo, ma non riponde al mio sguardo.Comprensibile, perchè non sa chi io sia.Uno sconosciuto, per lei.Poi, voltandomi, piego il capo e prego in silenzio per ottenere la forza di cui avrò bisogn.Ho sempre creduto fermamente in Dio e nel potere della preghiera, anche se, per essere sincero, la fede mi ha suggerito una serie di domande per le quali esigo assolutamente una risposta quando me ne sarò andato.Ci siamo.Via gli occhiali, la lente di ingrandimento sfilata dalla tasca.La poso sul tavolo mentre apro il taccuino.Devo leccare due volte il mio dito nocchiuto per aprirlo alla prima pagina.Poi metto a fuoco la lente.C'è sempre un attimo, prima che io cominci a leggere, in cui il mio cervello turbina e mi chiedo: Accadrà oggi? Non lo so, non so mai nulla in anticipo, e nel più profondo di me so che non importa.E' la possibilità, non la garanzia, che mi fa andare avant.Una specie di scommessa da parte mia.Echiamatemi pure pazzo o sognatore o quel che vi pare, io credo che tutto sia possibile.Mi rendo conto che il calcolo delle probabilità e la scienza sono contro di me.Ma la scienza non è la risposta totale, lo so perchè ho avuto una vita per capirlo.E ciò mi lascia la fede nei miracoli.Per quanto inspiegabili e incredibili, i miracoli sono autentici e possono verificarsi a dispetto dell'ordine naturale dlle cose.Perciò anche oggi, come tutti i giorni, comincio a leggere il taccuino a voce alta in modo che lei senta, sperando che il miracolo in grado di cambiare la mia vita si ripeta. E forse, solo forse, si ripeterà. Era l'inizio di ottobre del 1946, e Noah Calhoun fissava il lento affondare di un pallido sole oltre la linea del parapetto del portico, nella sua casa in stile coloniale.Gli piaceva sedere lì al tramonto, specie dopo una giornata di duro lavoro, lasciando che i suoi pensieri vagassero senza una direzione precisa.Era un modo perfetto per rilassarsi, secondo una tecnica imparata da sua padre. In modo particolare gli piaceva posare lo sguardo sugli alberi e sul loro riflesso nel fiume.Gli alberi del North Carolina sono splendidi in autunno: verdi, gialli, rossi, arancione e di tutte le sfumature intermedie.Quei colori smaglianti si esaltano alla luce del sole e, per la centesima volta, Noah Calhoun si chiese se gli antichi proprietari della dimora avessero trascorso le serate pensando le stesse cose.[...]La casa sorgeva al centro di dodici acri di terra delimitati su un lato dal Brices Creek, Noah si era occupato su un lato dello steccato che delimitava gli altri tre lati, controllando se le termiti si erano annidate nei vecchi legni e sostituendo i paletti quando era necessario. Rimaneva molto da fare, specialmente sul lato ovest, e mentre riponeva gli attrezzi aveva preso mentalmente nota di farsi consegnare altro legname.Poi entrò in casa, bevve un bicchiere di tè zuccherato e fece la doccia.Faceva sempre la doccia al termine della giornata, l'acqua spazzava via contemporaneamente il sudore e la fatica. Si era ravviato i capelli all'indietro, aveva indossato dei jeans stinti ed una camicia azzurra a maniche lunghe, e con un secondo bicchiere di tè era uscito sul portico dove ora sedeva, dove sedeva ogni giorno a quell'ora.Allungò le braccia sopra il capo e poi orizzontalmente, roteando le spalle per completare l'esercizio.Si sentiva bene, pulito, fresco.I suoi muscoli erano stanchi e prevedeva che l'indomani si sarebbe svegliato indolenzito, ma era soddisfatto per aver portato a termine tutto ciò che si era prefissato di fare. [...]Le nubi che venivano dalla costa cominciarono a navigare lentamente nel cielo notturno, brillando a tratti di luce argentea al riflesso della luna.Noah appoggiò il capo sullo schienale della poltrona a dondolo.Muoveva le gambe automaticamente, con ritmo sempre uguale, e la sua mente scivolò indietro verso una tiepida sera come quella di quattordici anni prima. Fu subito dopo la laurea, nel 1932, durante il Neuse River Festival.La città si era riversata tutta in strada, godendosi il barbecue e i giochi a premi.Una notte umida, Noah lo ricordava perfettamente.Era arrivato da solo, e mentre girovagava tra la folla in cerca di conoscenti, vide Fin e Sarah, due amici d'infanzia, che parlavano con una ragazza mai vista prima.Molto graziosa, rammentò di aver pensato, e quando finalmente li raggiunse, lei lo guardò con due grandi occhi velati che si facevano sempre più vicini."Salve", disse semplicemente porgendogli la mano, "Finley mi ha parlato molto di te". Un incontro banale, facile da dimenticare nel caso di qualsiasi altra ragazza.Ma mentre le stringeva la mano e fissava quegli smaglianti occhi di smeraldo, Noah non ebbe nemmeno il tempo di respirare una seconda volta.Capì subito ch una donna così avrebbe potuto cercarla per tutta la sua vita senza trovarne una uguale.La vide incomparabile, perfetta, mentre il vento frusciava tra le foglie.Da quel momento in poi, il vento diventò un tornado.Fin gli disse che la ragazza trascorreva l'estate a New Bern con la famiglia perchè suo padre lavorava per R.J. Reynolds, e sebbene lui si limitasse ad annuire, il modque guao in cui lei lo guardò rese eloquente il suo silenzio.Allora Fin rise perchè capì che cosa stava accadend, e Sarah propose di bere delle Coche alla ciliegia e tutti e quattro si godettero la festa finchè la folla cominciò ad assottigliarsi a anche il fuoco del barbecue si spense nella notte.Si incontrarono di nuovo l'indomani e anche il giorno seguente e ben presto divennero inseparabili.[...]Poichè non conosceva il posto e non era mai vissuta prima in una cittadina di provincia, Noah trascorreva i giorni facendo cose per lei del tutto nuove.Noah le insegnava ad innescare un amo e a pescare il pesce persico nella acque basse e insieme si addentravano nella Croatan Forest.Pagaiavano felici sulle canoe e contemplavano il cielo guizzante di lampi dei temporali estivi, e a Noah pareva che si fossero conosciuti da sempre.[...]La riaccompagnò a casa, e quando indugiarono sotto il portico doppo essersi augurati la buona notte, Noah la baciò per la prima volta e si chiese perchè mai avesse aspettato tanto per farlo.In seguito le mostrò quella casa, ne sottolineò la decadenza, ma disse che un giorno l'avrebbe comprata e sistemata.Trascorsero ore parlando dei loro sogni- lui avrebbe fatto il giro del mondo, lei sarebbe diventata pittrice- e in un'umida notte di agosto persero entrambi la loro verginità.Quando la ragazza se ne andò tre settimane dopo, portò con sè una parte di Noah e tutta la loro estate in comune.Noah la vide partire colprimo treno del mattino, la seguì con gli occhi che quella notte non avevano dormito, poi andò a casa e fece la valigia.Trascorse la settimana seguente sull'isola di Harkers.
[...]Gus non si vedeva e probabilmente non sarebbe venuto.Noah tornò alla sua poltrona.Rammentò quando aveva parlato a Gus della ragazza.La prima volta che vi aveva fatto cenno, Gus aveva cominciato a scrollare il capo ridendo."Allora è questo il fantasma da cui fuggisti", pregato di spiegarsi Gus disse:"sai, il fantasma della memoria.Ti ho osservato mentre lavoravi giorno e notte, con tanto accanimento che avevi appena il tempo per riprendere fiato.Stroncarsi la schiena così, lo si fà per tre ragioni: o uno è pazzo, o è stupido, o cerca di dimenticare.Nel tuo caso non avevo dubbi: cercavi di dimenticare.Ma non sapevo cosa". New Bern era infestato dal fantasma del ricordo di lei. [...]Quando si dondolava sotto il portico la sera, o suonava la chitarra, avvertiva accano a sè la presenza di lei, che ascoltava in silenzio le canzoni della su infanzia.Provava qualcosa di analogo quando andava all'emporio di Gaston o al teatro massonico o persino quando passeggiava per le strade del centro .Ovunque guardasse, c'era sempre qualcosa che faceva rivivere l'immagine di lei.Un fenomno davvero strano, elui lo sapeva.Era cresciuto a New Bern, ci aveva trascorso i primi diciassette anni della sua vita, eppure, quando pensava a quella cittadina ricordava solo l'ultima estate, l'estate in cui lei gli era accanto.Ne aveva parlato con Gus una sera, e non solo Gus aveva capito, ma era stato anche il primo a fornirgli una spiegazione.Si espresse con parole semplici:"Mio papà mi diceva che quando ti innamori per la prima volta, la tua vita cambia per sempre, e per quanto tu ti sforzi di liberartene, quella sensazione non ti lascia più.La ragazza di cui mi parli è stata il tuo primo amore, e qualunque cosa tu faccia l'avrai sempre accanto". [...]Quella stessa sera, alcune ore prima e a un centinaio di migliadi distanza, lei sedeva da sola sul dondolo del portico, nella casa ei suoi genitori.I cuscini erano un pò umidi perchè durante il pomeriggio era caduta una pioggia dura e pungente, ma ora le nuvole si diradavano e lei fissava lo sguardo in alto, sugli squarci di cielo dove apparivano lucide stelle.Si chiedeva se avesse preso la decisione giusta.Aveva lottato con se stessa per giorni, e in parte anche quella sera, ma infine aveva capito che lasciarsi sfuggire una simile occasione sarebbe stato imperdonabile.Lon ignorava la vera ragione della sua partenza l'indomani mattina.La settimana prima gli aveva parlato vagamente di una visita ai negozi di antiquariato della costa che le interessavano."Solo un paio di giorni", aveva detto."E inoltre, ho bisogno di concedermi una pausa in questi preparativi per il matrimonio".Partì al mattino da Releigh.Arrivò a destinazione prima delle undici.[...]L'aveva già fatto una volta, molto tempo addietro, ed era sicura che non avrebbe mai più trovato la forzaper tornare di nuovo.Prese la borsetta fra le mani, esitò, stava quasi per varcare la porta.Ma una coincidenza l'aveva condotta in quel luog, e di nuovo si rese conto che se fosse ripartita non avrebbe mai cessato di chiedersi che cosa sarebbe potuto accadere.Non poteva vivere con quel tarlo nella mente.[...]Trovò qualcosa di più semplice, un vestitino blu con guarnizioni di pizzo, abbottonato fino al collo.Molto meno seducente dell'altro, suggeriva però un'immegine di lei che la ragazza giudicò più adeguata alle circostanze. Noah si alzò alle cinque e pagaiò per un'ora sul suo kayak risalendo il Brices Creek, come faceva di solito.[...]Mangiò sulla riva del fiume perchè i muggini stavano saltando e gli piaceva vederli balzare due o tre volta in aria con i loro corpi argentei prima di rituffarsi nella corrente.Per una qualche ragione si rallegrava all'idea che l'istinto di quei pesci non fosse cambiato nel corso di migliaia, forse decine di migliaia di anni.[...]Sebbene non fosse competitivo per temperamento, gli anni trascorsi sollevando tronchi l'avevano aiutato a eccellere negli sport, e i suoi successi atletici gli procurarono una certa popolarità.Gli piaceva anche giocare a football, ma sebbene i suoi compagni di squadra trascorressero insieme anche il tempo libero, raramente si univa a loro.Qualcuno lo giudicava arrogante, altri pensavano che fosse cresciuto troppo in fretta e fosse più maturo dei suoi coetanei.Aveva poche amiche tra le compagne di scuola, e nessuna che lo avesse particolarmente impressionato.Con una sola eccezione.Che si presentò dopo la laurea. Allie.La sua Allie. Rammentò di averne parlato con Fin dopo il loro incontro la sera della festa, e Fin scoppiò in una gran risata.Aveva previsto due cose: la prima, che si sarebbero innamorati, la seconda, che non avrebbe funzionato.[...]Le previsioni di Fin si avverarono puntualmente.Per gran parte dell'estate Allie fu costretta a raccontare bugie ai suoi genitori per incontrare Noah di nascosto.Non perchè non gli piacesse, ma apparteneva a una diversa classe sociale, troppo povera, e non avrebbero mai permesso che la loro figlia avesse con lui un rapporto serio."Non mi importa di quel che pensano i miei genitori", diceva Allie, "io ti amo e ti amerò sempre.Troveremo il modo per stare insieme".Ma alla fine non ci riuscirono.Ai primi di settembre il tabacco era stato raccolto e Allie non potè fare altro che tornare con la famiglia a Winston-Salem."E' finita l'estate, Allie, ma non è finito il nostro amore", disse Noah la mattina in cui lei partì."Non finirà mai".E invece, per delle ragioni che non gli riuscì di capire, le sue lettere rimasero senza risposta.Dopo qualche tempo decise di lasciare New Bern, non solo per togliersi il ricordo di Allie dalla mente, ma anche perchè la Depressione aveva reso difficile, se non addirittura impossibile, guadagnarsi da vivere in quella cittadina. Eppure il ricordo non lo lasciava. [...]Noah frequentò diverse donne.Con una di loro, una cameriera del ristorante locale con profondi occhi azzurri o lisci capelli neri, stabilì un rapporto abbastanza serio.Ma sebbena il loro legame durasse due anni, con momenti molto piacevoli, Noah no riuscì mai a provare nei suoi confronti ciò che aveva provato per Allie.[...]Lei sapeva che non sarebbe durato per sempre.Verso la fine del loro rapporto, un giorno gli disse:"Vorrei darti quel che cerchi, ma non so che cosa sia.C'è una parte di te dove ti rinchiudi escludendo tutti gli altri, me compresa.Come se io non fossi la donna che ti sta accanto.La tua mente è altrove".Noah cecò di negarlo, ma lei non gli credette."Sono una donna, queste cose le so.A volte, quando mi guardi, è come se tu vedessi qualcuno che da un momento all'altro potrebbe materializzarsi nello spazio per portarti via con sè..."[...]Si separarono da buoni amici e l'anno seguente una cartolina gli annunciò che si era sposata. [...]Noah decise di arruolarsi.Trascorse i tre anni seguenti con la Terza Armata di Patton, marciando nel deserto del Nord Africa e nelle foreste europee con venti chili sulle spalle, e la sua unità sempre vicina alla linea del fuoco.Vide morire gli amici attorno a sè, li vide seppellire a migliaia di miglia da casa.Un giorno accucciato in una trincea in prossimità del Reno, ebbe l'impressione che Allie lo osservasse dall'alto. [...]Quando Allie giunse a New Bern, il paesaggio era bellissimo, come sempre.A differenza della zona pedemontana dove Allie era cresciuta, qui una fertile pianura garantiva le condizioni ideali per la coltivazione del cotone e del tabacco.Due raccolti che, unitamente al legname, mantenevano prospere le città in quella parte dello stato.Mentre guidava, Allie avvertì il fascino della regione che aveva attirato lì i primi coloni.Per Allie nulla era cambiato.Chiazze di sole filtravano tra i rami delle querce e dei noci alti trenta metri, smaglianti di colori autunnali.Alla sua sinistra, un torrente lucido come l'acciaio virava verso la strada, poi se ne allontanava di nuovo per immettersi in un fiume più importante ad un miglio di distanza.La strada si snodava attorno alle vecchie fattorie prebelliche ed Allie sapeva che alcuni dei proprietari vivevano esattamente come i loro nonni.Quel paesaggio immobile nel campo risvegliava in lei un fiotto di ricordi, e avvertì un nodo alla bocca dello stomaco via via che riconosceva punti di riferimento dimenticati.Il sole sembrava sospeso sugli alberi alla sua sinistra e, superata una curva, passò davanti ad un'antica chiesa abbandonata da anni ma non ancora diroccata.L'aveva visitata in quell'estate remota, in cerca di cimeli della guerra di Secessione, e altri ricordi l'assalirono, vividi come se tutto fosse accaduto il giorno prima. Dopo un'altra curva vide una quercia maestosa sulla riva del fiume, coi rami grossi e solidi che si allargavano arizzoltalmente, avvolti dal muschio spagnolo che ricadeva sotto quell'albero in un pomeriggio di luglio, accanto a qualcuno che la fissava con un desiderio così intenso da cancellare ogni altra cosa. E fu in quel momento che si innamorò. Aveva due anni più di lei, e mentre percorreva quella strada a ritroso nl campo Alie riuscì a mettere a fuoco il suo viso.Rammentò che dimostrava più della sua età e il suo aspetto sembrava un pò consunto dalla vita all'aria aperta, come quello di un contadino che rincasa dopo una giornata nei campi.Aveva le mani callose e le spalle larghe tipiche di chi ha fatto i lavori pesanti, e rughe leggere cominciavano a formarsi attorno agli occhi scuri, pronti a lggere tutti i pensieri di lei.Alto e robusto, aveva capelli castano chiari e a suo modo era un bell'uomo, ma era la sua voce che Allie ricordava soprattutto.Le aveva letto poesie quel giorno, mentre giacevano nell'erba sotto il grande albero, e il suo accento era morbido e fluente, con qualcosa di musicale.Il tipo di voce perfetta per la radio, e che sembrava indugiare sospesa nell'aria.Rammentò di aver chiuso gli occhi per ascoltarlo meglio, per lasciare che le sue parole che leggeva raggiungessero il suo cuore: Suadente mi attira tra i vapori del crepuscolo mi abbandono nell'aria, scuoto le ciocche grigie verso il sole fuggente... Le dita di Noah scorrevano tra le pagine consunte di vecchi libri che aveva già letto centinaia di volte.Allie gli raccontava ciò che si aspettava dalla vita -speranze e sogni per il futuro- e lui l'ascoltava attento, le prometteva che tutto si sarebbe avverato.E il modo in cui lo diceva ispirava totale fiducia, Allie gli credeva e sapeva quanto lui ormai contasse per lei.Di quando in quando, se lei glielo chiedeva, Noah parlava di sè, oppure spiegava perchè avesse scelto una certa poesia e che cosa ne pensasse.O ancora si limitava a fissarla con quella sua particolare intensità.Il loro sguardo seguiva il tramonto del sole mentre mangiavano qualcosa sotto le stelle.Era tardi ormai, e Allie sapeva che i suoi genitori si sarebbero infuriati se avessero scoperto con chi lei si trovava in quel momento.Ma in realtà non gliene importava nulla.Riusciva a pensare solo a quella giornata così speciale, all'uomo così speciale che le stava accanto, e quando, pochiminuti dopo, si avviarono verso casa di lei, Noah le strinse una mano nella sua e Allie avvertì un calore che la invadeva tutta. [...]Ormai procedeva a passo d'uomo, gli occhi fissi sulla casa, e respirò profondamente quando sotto il portico vide lui che osservava la sua auto.Vestiva in modo semplice.Da lontano, non pareva affatto cambiato.Per un attimo, quando la luce del sole lo investì di lato, sembrò svanire tra le pareti del portico.Allie si fermò accanto alla quercia che sorgeva davanti la casa.Girò la chiave dell'accensione, gli occhi sempre fissi su Noah, e il motore si spense ronzando. Noah cominciò ad avanzare verso di lei con il suo passo sciolto, ma si immobilizzò di colpo quando Allie scese dalla macchina.Per lunghi minuti non poterono far altro che rilassarsi in silenzio. Allison Nelson, ragazza ventinovenne della buona società, fidanzata, in cerca di risposte essenziali, e Noah Calhoun, il sognatore, visitato dal fantasma che avrebbe dominato la sua vita.Rimasero immobili, l'uno di fronte all'altra. Noah non aveva detto nulla, i suoi muscoli sembravano congelati e per un attimo lei pensò che non l'avesse riconosciuta.Provò un senso di colpa per essersi presentata così, senza preavviso, e ciò rendeva tutto più arduo.Aveva immaginato che l'incontro si svolgesse in modo diverso e che lei avrebbe trovato le parole giuste da dire.E invece le frasi che le venivano in mente erano monche e inappropriate. Riaffiorarono in lei ricordi dell'estate trascorsa assieme e mentre fissava Noah si accorse di quanto poco fosse cambiato dall'ultima volta che l'aveva visto.Aveva un bell'aspetto, con la camicia infilata nei jeans scoloriti, le spalle larghe, i fianchi strtti e lo stomaco piatto.Era anche abbronzato, come se avesse lavorato all'aria aperta per tutta l'estate, e sebbene i suoi capelli fossero un pò più radi e un pò più chiari, era ancora il Noah che lei aveva conosciuto. [...]Noah la guardava con grande intensità, lasciandosi trasportare dalle sue intime considerazioni.Era sempre bella, con i folti capelli e i morbidi occhi, e camminava con tanta grazia che sembrava librasse nell'aria.Aveva visto molte donne anche più belle, donne che agganciavano il suo sguardo ma non la sua mente perchè mancavano di certe doti per lui essenziali. Come l'intelligenza, la sicurezza di sè, la forza dello spirito, la passione. Allie le aveva tutte, le sentiva palpitare in lei mentre la vedeva camminare."E' una poesia vivente", ecco le parole che gli affioravano sempre le labbra quando cercava di descriverla agli amici. "Da quanto tempo sei tornato qui?" chiese lei mentre il sentiero si perdeva tre l'erba di una collinetta. "Dallo scorso dicembre.Ho lavorato al Nord per un certo periodo e ho trascorso gli ultimi tre anni in Europa". Lo fissò con uno sguardo interrogativo."La guerra?". Noah annuì e lei continuò: "Immaginavo che ti fossi arruolato.Sono felice che tu sia tornato a casa sano e salvo". "Anch'io". "Sei contento di essere di nuovo a casa?" "Si, qui ho ritrovato le mie radici.E' qui che devo vivere".Si interruppe."Ma che mi dici di te?".Pose quella domanda quasi a bassa voce, aspettandosi il peggio. Allie esitò a lungo prima di rispondere. "Sono fidanzata". Noah abbassò lo sguardo e si sentì all'improvviso più debole.Dunque così stavano le cose.E Allie era venuta per dirglielo. "Congratulazioni", riuscì a mormorare con un tono che temeva fosse ben poco convincente.Poi [...]Noah chiese: "Allie, tu lo ami?" Rispose quasi automaticamente:"Si, lo amo". Una pugnalata.Ma di nuovo Noah avvertì qualcosa di particolare nel suo tono , come se parlasse per convincere se stessa.Si fermò e dolcemente le posò le mani sulle spalle, costringendola a guardarlo in faccia.La luce morente del sole si rifletteva negli occhi di lei. [...]Allie raggiunse l'altra estremità del pontile e avvertì un senso di disagio.L'impulso che da tre settimane le premeva dentro perchè venisse lì si era improvvisamente spento.Voleva che Noah sapesse del suo fidanzamento, che capisse, che accettasse -non aveva dubbi in proposito- ma ora pensava solo a lui e a quell'estate lontana.A testa china, si guardò attorno attentamente finchè trovò quel che cercava -l'incisione:
Noah ama Allie.Chiusa in un cuore.Incisa nel legno pochi giorni prima della sua partenza. [...]"Hai fatto un lavoro meraviglioso in questa casa,Noah.Quanto tempo ci è voluto?" Lui accartocciò l'ultimo sacchetto vuoto."Quasi un anno". "Tutto da solo?" Rise."No.Quand'ero ragazzo pensavo che sarebbero bastate le mie sole braccia, e ho cominciato così.Ma era una fatica enorme che sarebbe durata anni.Ho assunto degli operai...a dire il vero parecchi.Ma anche con il loro aiuto il lavoro è stato massacrante.A volte smettevo solo a mezzanotte". "Perchè l'hai fatto?" Fantasmi, avrebbe voluto dire, ma scelse una risposta diversa."Non lo so.Mi ero assunto un compito e volevo portarlo a termine, immagino". [...]Lui la guardò con un'infinita dolcezza negli occhi."Sono felice che tu sia qui, Allie", disse "Anch'io.Sebbene abbia rischiato di rinunciare alla mia decisione" "Perchè sei venuta?" Perchè non potevo fare a meno di te, avrebbe voluto dire, ma non lo disse."Sono venuta per vederti.Per scoprire che cosa avevi fatto in questi tutti anni, e com'eri adesso".Noah dubitava che quelle fossero le uniche ragioni della sua visita, ma non le pose domande. [...]"Sei davvero convinto che io avessi del talento?"chiese Allie a bassa voce. "Vieni", disse lui prendendola per mano."Ti voglio mostrare una cosa". Allie si alzò e lo seguì fino soggiorno.Noah si fermò di fronte al camino e indicò il quadro che era appeso lì sopra.Alli sobbalzò, stupita di non averlo notato prima e ancor più stupita di vederlo lì "L'hai conservato?" "Naturalmente.E' bellissimo". Lei gli lanciò un'occhiata scettica e Noah spegò: "Mi fa sentire vivo quando lo guardo.A volte devo alzarmi per andare toccarlo.E' così autentico - le forme, le ombre, i colori.Lo sogno persino di notte.E' incredibile, Allie.Posso contemplarlo per ore". "Dici seriamente?" chiese lei, turbata. "Mai stato più serio". [...]"Pensi che potresti ricominciare a dipingere"? "Non ne sono sicura.E' passato tanto tempo...forse troppo tempo" "Tu puoi farcela, Allie.Ne sono sicuro.Hai un talento che viene dall'interno di te, dal tuo cuore, non dalle tue mani.Un talento simile non si cancella.Tu sei ciò che migliaia di persone sognano di essere.Un'artista, Allie". Pronunciò quella frase con tale sincerità da far capire ad Allie che non si trattava solo di un banale complimento.Noah credeva davvero nel suo talento e per una qualche ragione ciò assunse per lei un significato più importante di quanto avesse immaginato.Ma accadde anche qualcosa d'altro, qualcosa che aveva in sè una straordinaria potenza. Allie non riuscì a identificare il momento preciso in cui si verificò quel miracolo, ma capì che il crepaccio scavato nella sua vita per separare il dolore dal piacere si stava chiudendo. E allora intuì, sebbene in modo confuso, che quella sua visita a New Bern implicava molto di più di quanto lei volesse ammettere.Tuttavia non ne era ancora sicura e si voltò verso Noah, allungò la sua mano verso quella di lui e la sfiorò esitando, con dolcezza, stupita che dopo tanti anni Noah avesse pronunciato esattamente le parole che lei voleva sentirsi dire.Quando i loro sguardi si intercettarono, si rese conto una volta di più che era un uomo davvero speciale.E in un attimo fuggente, in una frazione di tempo sospesa nell'aria come una lucciola nel cielo estivo, si chiese se fosse ancora innamorata di lui. Il timer squillò in cucina con una serie di ding e Noah si alzò rompendo l'incanto, ma molto turbato da ciò che era accaduto tra loro.Gli occhi di Allie gli avevano inviato un messaggio a lungo agognato, e tuttavia non riusciva a soffocare la voce che gli ronzava in testa.La voce di Allie che gli parlava del suo amore per un altro uomo.Maledì in silenzio il timer.Allie l'aveva seguito e segnalò la sua presenza schiarendosi la gola. "Posso preparare la tavola?" Noah usò la punta del coltello come indice."Certo, i piatti sono lì.La tovaglia e le posate là.E di posate ce ne vorranno parecchie, sgusciare i granchi è un bel lavoro".Non la guardò mentre parlava.Temeva di rompere l'incanto.O peggio, temeva di constatare che tutto era stato frutto della sua immaginazione.E non voleva accettarlo.Anche Allie stava pensando a quel momento magico che la riscaldava dentro.Le parole di Noah continuavano a risuonare nella sua testa mentre sistemava i piatti, le posate, il sale e il pepe.Noah le porse il pane e le loro dita si sfiorarono. [...]E ora, seduta in quella cucina, capiva quante cose le fossero mancate.Nel cielo sempre più buio galleggiava una limpida luna, e senza rendersene conto cominciarono a ricreare tra loro l'intimità, la familiarità che aveva costituito un tempo un legame fortissimo.Quando finirono di cenare, soddisfatti per l'ottimo cibo, Noah guardò l'orologio e vide che si stava facendo tardi.Le stelle erano più brillanti nel cielo, il canto dei grilli più sommesso.Si alzò per riempire il bollitore, poi ammucchiarono i piatti nel lavandino e sparecchiarono la tavola.Quando l'acqua cominciò a bollire, Noah preparò dell'altro tè. "Torniamo sotto il portico"chiese porgendole una tazza.Allie acconsentì e uscì per prima, Noah la seguì portando con sè una coperta da mettere sulle gambe di Allie, semmai avesse avuto freddo.Poco dopo si dondolavano tranquillamente sulle loro poltrone.Dio, quanto è bella, pensò Noah guardando Allie con la coda dell'occhio.E dentro di sè soffriva.Perchè qualcosa era accaduto durante la cena.Molto semplicemente si era innamorato per la seconda volta.Ne era certo, mentre sedevano uno affianco all'altra.Si era innamorato della nuova Allie, e non soltanto del suo ricordo.O forse non aveva mai smesso di amarla perchè quello era il suo destino. "E' stata una bella serata", disse con voce dolce. "Si", disse lei, "una serata meravigliosa". Noah alzò lo sguardo verso il cielo.Le stelle, palpitando, gli rammentavano che presto Allie se ne sarebbe andata lasciandogli un gran vuoto nel cuore.Avrebbe voluto che quella sera non finisse così.Ma come dirglielo?Come chiderle di restare?Non lo sapeva, perciò decise di non dire nulla e accettò il proprio fallimento. Le poltrone dondolavano ritmicamente.Altri pipistrelli lungo il fiume.Lo sfrigolio delle zanzare sulle lampade del portico.Lì attorno, Noah ne era sicuro, qualcuno stava facendo l'amore. "Dimmi qualcosa", mormorò infine Allie, e c'era sensualità nella sua voce.Oppure l'immaginazione di Noah gli giocava uno scherzo? "Che cosa devo dirti?" "Parlami come quella sera sotto la quercia". E lui lo fece, celebrando la notte con brani di poesie.Whitman e Thomas, perchè gli piacevano le loro descrizioni intense, Tennyson e Browning, perchè cantavano argomenti a lui cari. A occhi chiusi, col capo appoggiato allo schienale della poltrona, Allie sentiva crescere dentro di sè uno strano calore, suggerito non solo dai versi dei poeti o dalla voce di Noah, ma da un insieme che superava la somma delle parti.Non cercò di approfondire quella sensazione perchè avrebbe rotto l'incanto di un ascolto perfetto.La poesia, pensò, non è stata scritta per essere analizzata.Deve ispirarci al di là della ragione, deve commuoverci al di là della comprensione.L'impulso che l'aveva portata fin lì si era placato - e ne ringraziava il cielo - ma era preoccupata per la sensazione che l'aveva sostituito: quel palpito che le saliva a fior di pelle colmando i suoi pori come la sabbia aurifera nei setacci dei cercatori d'oro.Cercava di soffocarlo, di negarlo, ma ormai si rendeva conto che non ci sarebbe riuscita.Da anni non provava più niente del genere. Anche Noah era immerso nei suoi pensieri.Avrebbe ricordato quella sera come uno dei momenti più speciali della sua vita.Ne rievocò ogni dettaglio, più volte, dondolandosi sulla poltrona.Tutto ciò che Allie aveva fatto sembrava carico di un'elettrictà che si comunicava a lui. Ora, vedendola davanti a sè, si chideva se anche lei aveva sognato le stesse cose durante gli anni della loro separazione, se aveva sognato di loro due che si abbracciavano e si baciavano alla luce della luna.O se si era spinta più oltre, sognando i loro corpi nudi, uniti e poi divisi per troppo tempo. Guardò le stelle e rammentò le mille notti vuote e solitarie trascorse dall'ultima volta che si erano visti.Ritrovarla aveva portato in superficie tutte quelle sensazioni e gli sembrava impossibile soffocarle di nuovo.Voleva amarla ed essere amato, voleva fare l'amore con lei.Ne aveva un bisogno disperato. Allie capì da quel lungo silenzio che Noah stava pensando a lei e ciò la riempì di una sconfinata gioia.Ignorava quali fossero esattamente i suoi pensieri e in fondo non se ne curava, le bastava la certezza di esserne al centro. Ormai era tardi, Allie si alzò, e lui fece appello al suo coraggio."Ti rivedrò domani?". Una domanda semplicissima.Allie sapeva che cosa avrebbe dovuto rispondere per mantenere la sua vita su binari sicuri.Le bastava dire "penso di no" e tutto sarebbe finito lì e subito.Ma per qualche attimo non disse nulla. Il demone della scelta la stuzzicava, la provocava.Perchè non pronunciava quelle tre parole?Non riusciva a capirlo.Ma quando guardò negli occhi di Noah per trovare la risposta che cercava, vide l'uomo di cui si era innamorata un tempo e all'improvviso tutto fu chiaro. "Mi farebbe molto piacere", disse. Noah fu sorpreso da quella risposta che non si aspettava.In quel momento avrebbe voluto toccarla, prenderla tra le sue braccia, ma non lo fece. "Puoi venire verso mezzogiorno?" "Certamente.Che programmi hai?" "Lo vedrai.Faremo una gita in un certo posto" "Ci siamo già stati?" "No.Ma è un posto speciale" "Dov'è?" "Sarà una sorpresa" "Mi piacerà?" "Pazzamente". Allie si voltò prima che lui cercasse di baciarla.Non sapeva se ci avrebbe provato, ma era certa che, se l'avesse fatto, per lei sarebbe stato difficile resistergli."A domani", disse, e la luna si rifletteva nei suoi occhi. Noah sedette di nuovo sulla poltrona a dondolo, questa volta solo per ricostruire la serata appena trascorsa.La analizzava.La visualizzava rivivendola scena per scena, riascoltando ogni frase.E ricominciava daccapo con più calma, come se girasse un film a rallentatore.Non se la sentiva di suonare la chitarra o di leggere poesie.Aveva la mente confusa. "E' fidanzata", mormorò infine tra sè.Poi per ora rimase avvolta in un silenzio rotto solo dal cigolio del dondolo.La notte era tranquilla, di quando in quando Clem, la sua cagna, si avvicinava a lui quasi per chiedergli "Va tutto bene?". Ma in un momento imprecisato attorno alla mezzanotte, sotto il limpido cielo d'ottobre, Noah fu travolto da un'onda immensa di passione e di nostalgia.Se ci fosse stato un osservatore casuale, avrebbe isto un uomo distrutto, invecchiato di colpo nel giro di due ore.Chino in avanti sulla sua poltrona, col viso tra le mani e le lacrime negli occhi.Non riusciva a frenarle, quelle lacrime. Allie si svegliò presto il mattino seguente, strappata dal sonno del cinguettio incessante degli storni, e si massaggiò le palpebre, notando che il suo corpo era intorpidito.Aveva dormito male, destandosi dopo ogni sogno.Rammentava di aver controllato le lancette dell'orologio quasi volesse verificare il trascorrere del tempo. Indossava la morbida camicia che Noah le aveva prstato e fiutò l'odore di lui mentre ripensava alla sera che avevano trascorso assieme.Le tornarono alla mentele risate e la conversazione , specialmente i commenti di Noah ai suoi dipinti.Inattesi ma esaltanti, e via via che ripercorreva le sue parole, si rese conto di quanto lo avrebbe rimpianto se avesse deciso di non rivederlo.Si avvicinò alla finestra e osservò gli uccelli ciarlieri in cerca di cibo alla luce dell'alba.Rammentò che Noah era sempre stato mattiniero e salutava il nuovo giorno a modo suo.Gli piaceva pagaiare nel kayak o nella canoa, e in una lontana mattina lei l'aveva raggiunto per assistere al sorgere del sole.Si era calata dalla finestra perchè i genitoro le avrebbero impedito di uscire, ma nessuno si accorse della sua fuga, e quando fu nella canoa di Noah le passò un braccio attorno alla vita e la strinse a sè mentre l'alba si dilatava nel cielo:"Guarda laggiù", le disse, e Allie vide per la prima volta il sorgere del sole con la testa sulla spalla di lui, in un momento magico di totale felicità. A Noah non importava che il cielo fosse limpido o cupo mentre pagaiava sul fiume color acciaio al ritmo di una musica che vibrava nel suo cervello.Vide un gruppo di testuggini immobili su un tronco semisommerso, e un airone che si alzava in volo sfiorando l'acqua prima di sparire nell'argenteo crepuscolo mattutino.Avanzò ficnhè vide un riflesso dorato allargarsi sul fium, allora si mantenne in posizione con brevi colpi di pagaia mentre la luce si apriva un varco tra gli alberi.Gli piaceva concedersi una pausa al sorgere del sole, in quegli attimi lo spettacolo era straordinario, come se il mondo nascesse di nuovo.Poi ricominciò a pagaiare con forza per rallentare la tensione e prepararsi a vivere quel giorno.Le domande guizzavano nella sua mente come gocce d'acqua cadute in un tegame rovente.Si chiese che tipo d'uomo fosse Lon, e quali fossero i suoi rapporti con Allie.Soprattutto avrebbe voluto capire meglio Allie, e perchè era venuta lì.Quando tornò alla darsena si sentì rinvigorito.Controllando l'orologio, fu sorpreso nel constatare che aveva pagaiato per due ore.Sul fiume si perdeva il senso del tempo, e da mesi Noah non tentava più di chiarire quel mistero.Appese il kayak ai ganci, fece un paio di piegamenti, poi andò al capanno dove parcheggiava la canoa.La portò sul greto, a mezzo metro dall'acqua, e mentre si avviava verso casa notò che le sue gambe erano ancora un pò rigide.La foschia mattutina non si era ancora dissolta e Noah sapeva che quella rigidità delle gambe di solito prediceva pioggia.Guardò il cielo a occidente e vide un grappolo di nuvole dense pesanti, ancora lontane ma incombenti.Il vento le stava spingendo avanti.Meglio non trovarsi all'aperto quando si fosse scatenato il diluvio.Maledizione, quanto tempo gli rimaneva?Un paio d'ore, forse di più, forse di meno.Fece la doccia, indossò dei nuovi jeans, una camicia rossa e stivali neri da cow-boy, si spazzolò i capelli e scese in cucina.Lavò i piatti della sera precedente, bevve un caffè e andò sotto il portico.Il cielo era più cupo adesso.Noah controllò il barometro:indicava tempo variabile, ma ben presto lìago avrebbe cominciato ad abbassarsi rapidamente.Della pioggia gli importava poco, ma i fulmini erano un'altra faccenda.Specialmente sull'acqua.La canoa non era un rifugio ideale quando l'aria umida captava le scariche elettriche.Bevve gli ultimi sorsi di caffè rimandando la decisione a più tardi.Andò al capanno degli attrezzi e prese un'ascia, controllandone il filo col polpastrello del pollice, e l'arrotò su una pietra finchè ne fu soddisfatto."Una lama spuntata è più pericolosa di una lama affilata", diceva sempre suo padre.Poi prese una bracciata di ceppi e li sistemò in casa accanto al camino.Osservò di nuovo il dipinto di Allie e lo sfiorò con le dita mentre risorgeva in lui una sensazione di incredulità.Averla vista era un miracolo.Dio santo, che cosa c'era in lei capace di sconvolgerlo tanto e dopo tanti anni?Quale sorta di potereesercitava su di lui?Alle fine si allontanò scrollando il capo e tornò sotto il portico.Controllò il barometro, poi l'orologio.Allie sarebbe arrivata di lì a poco. Comments (2)
TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://francescothebest18.spaces.live.com/blog/cns!2095C4697D535358!2194.trak Weblogs that reference this entry
|
|
|